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La biodiversità: il quadro istituzionale internazionale (2011)

di arch. Marco Capellini

Alla fine degli anni Ottanta, il termine "diversità biologica" successivamente contratto in "biodiversità" - oggetto di studio dell'allora nuova branca della biologia della conservazione - esce dai ristretti circoli della comunità scientifica per conquistare un posto di rilievo nella negoziazione ambientale delle Convenzioni internazionali. Da questo momento in poi, il termine sarà utilizzato largamente non solo da biologi ed ambientalisti ma anche da leaders politici e cittadini ovunque nel mondo fino a coincidere spesso, nel suo significato più ampio, con l'ambiente naturale e la conservazione della natura.

Nel 1992, in occasione della United Nations Conference on Environment and Development (UNCED) a Rio de Janeiro, viene adottata e aperta alle firme la Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) poi ratificata nel 1993 e oggi sottoscritta da più di 190 Paesi. La CBD nasce da un crescente interesse ed impegno politico-istituzionale ispirati dall'allora nuovo principio dello "sviluppo sostenibile", che stava influenzando in quel periodo il dibattito della comunità internazionale. La biodiversità e la sua conservazione vengono riconosciuti e regolamentati in quanto questione globale da definire, gestire e controllare attraverso il processo di funzionamento multilaterale della Convenzione. Mentre i passati sforzi orientati alla conservazione miravano alla protezione assoluta e settoriale di particolari specie animali o vegetali ed habitats come la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora in via di estinzione (CITES, 1979), la Convenzione per la protezione delle specie migratorie (CMS, 1979), la Convenzione per la protezione dei patrimoni culturali e naturali dell'umanità (1975) e la Convenzione sulle zone umide (Ramsar, 1971), la CBD riconosce la necessità di preservare e nello stesso tempo di utilizzare in modo sostenibile ecosistemi, specie e risorse genetiche, considerati nella loro totalità e nelle loro interazioni dinamiche a beneficio degli esseri umani.

Gli obiettivi fondamentali della Convenzione sono tre (CBD, art.1): la conservazione della diversità biologica, l'uso sostenibile delle sue parti e la giusta ed equa distribuzione dei benefici derivanti dall'uso delle risorse genetiche, in particolare quelle destinate agli usi commerciali e di mercato.

La biodiversità è la “trama della vita”, frutto di milioni di anni di evoluzione, modellata da processi naturali e sempre più dall'influenza delle attività umane, trama della quale siamo parte integrante e da cui dipendiamo fortemente. Non è solo varietà di specie vegetali, animali, di microrganismi (diversità di specie) ma anche differenze genetiche all'interno di ciascuna specie (diversità genetica) e varietà di ecosistemi (diversità ecosistemica) caratterizzati sia dall'ambiente naturale che dalle popolazioni di esseri umani, animali, piante e microrganismi che in essi vivono.

La biodiversità è la combinazione di questa diversità nelle sue differenti scale ed interazioni che ha permesso la vita sulla Terra ed in quanto tale ne viene dato riconoscimento giuridico a livello internazionale vincolando legalmente i Paesi che vi aderiscono ad implementare e rispettare i principi, gli obiettivi, le decisioni, le linee guide e le regole di condotta che scaturiscono dal processo negoziale condiviso. Nell'ambito del quadro di riferimento e di principio definito dai 42 articoli e dalle 3 appendici – che sono il contenuto della Convenzione – il meccanismo istituzionale di governance internazionale della biodiversità, funziona attraverso la definizione e la revisione di un Piano strategico, di continue consultazioni e delle Conferenze delle Parti (COP) alle quali partecipano i Paesi aderenti nonché tutti i gruppi di interesse (imprese, istituzioni politiche locali, comunità scientifica e accademica, organizzazioni non governative). Dal processo negoziale della Conferenza delle Parti (COP) sono emesse ogni due anni Decisioni vincolanti che hanno per oggetto i programmi tematici e le questioni trasversali della diversità biologica tradotte poi a catena a livello di ogni singolo Paese aderente attraverso i National Focal Points in strategie, piani di azione e report nazionali. I programmi tematici riguardano le problematiche specifiche alle diverse caratterizzazioni ecosistemiche della biodiversità, in particolare quella agricola, degli ambienti desertici e semi-umidi, forestale, delle acque interne, insulare, marina e costiera, montana. Per ciascuna area tematica sono stati stabiliti obiettivi di riduzione della perdita di biodiversità – the 2010 Biodiversity Target – da raggiungere entro il "2010, anno internazionale della biodiversità", della decima Conferenza delle Parti (COP-10) e di conclusione della prima fase di negoziazione internazionale. Le molteplici questioni trasversali riguardano in particolare, l'accesso e la distribuzione dei benefici derivanti dall'uso delle risorse della diversità biologica (ABS), le conoscenze, le innovazioni e le pratiche tradizionali delle popolazioni indigene e delle comunità locali (art. 8j, CBD); i cambiamenti climatici e i loro impatti sulla biodiversità; i meccanismi economici di finanziamento e gli incentivi per la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità; le aree protette; le relazioni tra biodiversità e turismo e la biodiversità come strumento di sviluppo economico e sociale.

L'unità di riferimento per ciascuna analisi, azione e politica riguardanti la Convenzione è l'ecosistema, viene infatti riconosciuto nell'approccio ecosistemico – con i suoi principi orientati alla gestione integrata ed adattiva delle risorse – il paradigma fondamentale delle attività della Convenzione. Gli ecosistemi forniscono una molteplicità di beni e servizi che costituiscono i fattori della produzione di numerosi settori economici: il settore agricolo, la cosmetica, la farmaceutica, l'orticultura, la filiera della carta e del legno, il trattamento dei rifiuti.